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Mangiare, bere, tutto rosso

Mangiare, bere, tutto rosso
Mangiare, bere, tutto rosso

Se una notte d’inverno un viaggiatore, mi viene in mente.

Se un pomeriggio d’autunno un lettore, inizierei io.

Se quel pomeriggio lì, sabato scorso, avessi continuato a leggere il libro di Michela Marzano – “Volevo essere una farfalla” peraltro bellissimo – invece di guardare dall’altra parte del divano, non avrei partecipato al contest di Barbara.

Ma è stato un attimo: io leggevo con una tazza fumante di tè ai frutti rossi in mano, mio marito – dall’altro lato – leggeva un saggio su Fenoglio bevendo un Campari orange. Rosso il suo drink, rosso il mio, rosso il contest. Idea! Che rosso sia.

Così ho abbandonato il divano, sono andata in cucina è ho iniziato a stregoneggiare con questi due liquidi rossi. Ho pensato ad un mio vecchio trip mentale, nato dopo aver scoperto le ricette molecolari di Ferran Adrià cioè la scomposizione degli alimenti. Non ho fatto altro, per qualche mese, che comporre e scomporre tutte le ricette possibili.

Fra l’altro mi incuriosiva il cambio di “stato” dei cibi – da solido a liquido e viceversa – tanto per vedere che effetto fa alle sinapsi del cervello mangiare una cosa che di solito beviamo. Riusciamo comunque ad avere le stesse sensazioni? Funziona l’effetto madeleine di Proust se cambio la forma e non la sostanza?

Proviamo. Solidifichiamo i due liquidi rossi.

Mangiare, bere, tutto rosso
Mangiare, bere, tutto rosso

Ho iniziato con il usando una miscela di frutti rossi arrivata direttamente da una coltivazione biologica in Trentino. Ho preparato una tazza di tè, l’ho addolcito con del miele, ho messo in ammollo un foglio di colla di pesce per 10 minuti, ho strizzato il foglio e l’ho fatto sciogliere nel tè. Ho messo in frigo per due ore per fare solidificare tutto. Intanto ho “scomposto” anche i biscotti. Nessun tè che si rispetti può essere servito senza un biscottino.

Ho quindi preso dei biscotti digestive, li ho sbriciolati e ho unito un po’ (veramente poco) di burro sciolto, tanto per amalgamarli. Appena la gelatina di tè si è solidificata, ne ho preso un cucchiaino e ho cosparso il tutto con la polvere di biscotto digestive.

Poi tutto in bocca, in un colpo solo e …. funziona! L’ora del tè racchiusa in un istante fa lo stesso effetto!

Nel mentre sono arrivati degli amici e – complice il cielo grigio del week end – i miei esperimenti di cucina hanno coinvolto tutti e sono diventati il passatempo del pomeriggio. Chi dava consigli, chi era incuriosito, chi assaggiava, chi scattava. Le foto di questo post sono nettamente meglio di tutte le altre, sono del mio amico Fabio. Lui si che è bravo.

Mangiare, bere, tutto rosso
Mangiare, bere, tutto rosso

Poi è stata la volta del secondo liquido rosso, il Campari. Ho fatto scaldare il succo di mezza arancia e poi vi ho sciolto un foglio di colla di pesce. Ho unito una bottiglietta di Campari Soda e ho messo in frigo. Appena il Campari si è solidificato, ho messo sopra la gelatina una crema fatta con formaggio Philadelphia, e un cucchiaino di yogurt magro. Ho decorato infine con del pane tostato sbriciolato. Ed ecco scomposto anche l’aperitivo ha cambiato status. Ho racchiuso in un bicchierino l’aperitivo con tartina al formaggio.

Così un sabato grigio si è tinto di rosso e in cucina giravano fra gli amici cucchiaini rossi prima di tè e poi di Campari mentre si scattavano foto qua e là.

P.S. Non è che il Campari perché è solido perde la sua potenza… fa ubriacare lo stesso. Lo dico per esperienza hic!

Questa ricetta partecipa a

Contest

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