Romagna
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Ravenna, un mosaico di carboidrati e cucina naturale

Il senso di Ravenna, e della Romagna in generale, io la racchiuderei nel “ragù extra” che ci hanno servito in una trattoria sabato scorso. Non che mancasse il ragù sulle tagliatelle e i cappelletti.

E’ stato piuttosto un gesto di cortesia, un simbolo del senso di abbondanza tipico di una regione come l’Emilia Romagna. O almeno tipico nel mio immaginario. Un’abbondanza non ostentata, anzi discreta che vuole dirti “Ecco il tuo ragù, se ne vuoi ancora. Il piatto è già ben condito. Non te ne metto io dell’altro ma te lo fornisco”.

Ragù, fra l’altro, servito in una salsiera d’argento perchè un condimento del genere – uno dei cibi più noti e buoni d’Italia – ha bisogno di eleganza.

Questa eleganza è frutto di una tipica trattoria romagnola “Al gallo” ad Alfonsine dove una vera azdora ci ha preparato tagliatelle e cappelletti al ragù. Ho anche provato i sabadoni, ravioli dolci ripieni di marmellata e castagne e imbevuti nella saba.

La Romagna è questa secondo me, tanto e buono.

Romagna
Ragù di Romagna

Al ragù ci sono arrivata sabato sera, il secondo giorno del mio week end romagnolo trascorso con dei cari amici del luogo che mi hanno portato in giro per Ravenna e nei loro luoghi dell’anima. E mentre Ravenna ci offriva i cibi classici, sostanziosi, calorosi, noi a casa – per uno strano contrappasso dantesco* – discutevamo di cucina naturale.

Devo molto all’amica che mi ha ospitato ed edotto con aneddoti, conoscenze e competenze di cucina naturale. Con una grazia, precisione e narrazione coinvolgente.

E ho scoperto che le galline – quelle felici – dormono sui rami degli alberi, che le carote possono fermentare e produrre sostanze utili alla flora batterica e che esiste la pianta della stevia dalla quale si ricava un tipo di zucchero buono e sano.

Ho scoperto che il ribes nigrum è un ottimo rimedio naturale per il raffreddore e che i giapponesi – pur di non far vedere le proprie emozioni – bevono anche mezzo bicchiere d’aceto. E ancora che Ravenna è al livello del mare, che un tempo era piena di canali, che i mosaici sono una forma d’arte meravigliosa.

Che la piadina fredda non è mica buona.

Che adoro il pesto di cavolo nero crudo, il tortino di zucca e lo sformato di cardo.

Insieme al cibo s’è parlato anche di ebook, multinazionali del cibo e di storytelling.
E sì, raccontare, saperlo fare e saper ascoltare è stata la cosa migliore del mio week end romagnolo.

Ravenna naturale
Ravenna naturale

E dopo il menù golosissimo del venerdì – tutto nature e kousmiano  – è arrivato il pranzo romagnolo del sabato con piadina, squacquerone, fichi caramellati (con la piadina sono ottimi) e prosciutto.

Sabato sera dedicato al ragù di cui ho scritto in apertura. Poi fuori al locale, con altri ravennati, a guardar le stelle (loro) perchè (dicono) non c’era nebbia. E quella cosa bianchiccia, umida che mi arrufa i capelli cos’è? Non è nebbia? Dicono di no, dicono che quelle era una bella serata limpida.

Io, in tutta onestà, ho preferito guardar il cielo della domenica mattina di Ravenna, quello magico e scintillante del mausoleo di Galla Placidia.

Ravenna mosaico
Ravenna mosaico

 

* Non potevo non vedere a Ravenna la tomba di Dante che chiamano “La caffettiera” (vedi che il cibo c’entra sempre..) e mentre entravo discutevo col mio amico di ebook e del loro prezzo. “Se gli ebook costano così tanto per via del valore letterario allora la Divina Commedia in .epub dovrebbe costare 2 miliardi di euro almeno”.

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