Aimee Bender
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Scrivere di cibo, leggere di cibo

Aimee Bender

I miei pochissimi lettori mi stanno richiamando all’ordine, mi chiedono dove sia finita. Come vi avevo scritto, sono presissima dal lavoro e il tempo per scrivere/cucinare è poco. Il tempo che mi rimane lo passo al mare/montagna lontana dai bit. Perdonatemi.

E mentre sto facendo un ordine di libri da portare in ferie ho pensato di scrivervi due righe su un bel libretto che ho letto qualche mese fa e che vi consiglio.

E’ “L’inconfondibile tristezza della torta al limone” di Aimee Bender edito da Minimum fax.

“Alla vigilia del suo nono compleanno, la timida Rose Edelstein scopre improvvisamente di avere uno strano dono: ogni volta che mangia qualcosa, il sapore che sente è quello delle emozioni provate da chi l’ha preparato, mentre lo preparava. I dolci della pasticceria dietro casa hanno un retrogusto di rabbia, il cibo della mensa scolastica sa di noia e frustrazione; ma il peggio è che le torte preparate da sua madre, una donna allegra ed energica, acquistano prima un terrificante sapore di angoscia e disperazione, e poi di senso di colpa. Rose si troverà così costretta a confrontarsi con la vita segreta della sua famiglia apparentemente normale, e con il passare degli anni scoprirà che anche il padre e il fratello – e forse, in fondo, ciascuno di noi – hanno doni misteriosi con cui affrontare il mondo.
Mescolando il realismo psicologico e la fiaba, la scrittura sensuale di Aimee Bender torna a regalarci una storia appassionante sulle sfide che ogni giorno ci pone il rapporto con le persone che amiamo”.

L’aspetto curioso e interessante del romanzo è il magico potere di Rose che riesce, col gusto, a conoscere e sentire la storia delle persone che l’hanno preparato. Così sente l’aridità di una fabbrica, la tristezza della madre o la passione del fornaio.

Ho pensato a come mi piacerebbe per un po’ avere questo potere per capire cosa sentono le persone. O forse non ci vuole nemmeno un potere speciale: il cibo che cuciniamo non racconta già di noi?

Io cucino molto molto male se sono arrabbiata o se devo cucinare per qualcuno che non amo. Forse un po’ di magia ce l’ho anch’io.

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